La seconda ondata

Come ampiamente previsto già da Maggio:


https://www.lastampa.it/cronaca/2020/05/29/news/seconda-ondata-di-coronavirus-allarme-dall-istituto-superiore-di-sanita-e-oms-1.38904141


La famigerata e tanto temuta seconda ondata è arrivata.


C'è però un forte cambiamento di atteggiamento da parte delle persone nei confronti di questa nuovo scenario.

Intanto, rispetto alla scorsa primavera, ora abbiamo tutti le idee un po' più chiare. Questo fa sì che molti di noi si stiano rendendo conto dell'impreparazione, a vari livelli, nella gestione dei fattori di rischio.

Le tematiche principali su cui intervenire erano 3:

Sanità, istruzione e trasporti.

La sanità è stata abbandonata a sé stessa, non sono state create né previste delle aree CoVid in preparazione alla seconda ondata; non sono state effettuate assunzioni mirate alla prevenzione o alla gestione di una nuova emergenza, né di medici, né di infermieri o di altro personale sanitario, tant'è vero che ancora ne mancano parecchi.

L'istruzione a tutti i livelli non è stata assolutamente gestita; quest'anno che c'era la possibilità di resettare il sistema e cambiarlo totalmente, sta andando anche peggio degli altri anni.

Mancano ancora gli insegnanti (8 gli insegnanti di sostegno ancora non assegnati nella scuola di mio figlio), i famosi banchi a rotelle stanno arrivando in questi giorni a quasi 2 mesi dall'inizio delle scuole (ho visto l'altro ieri coi miei occhi l'arrivo dei banchi sempre nella scuola che frequenta mio figlio).

Invece di fare un passo alla volta e far ripartire la scuola con criterio, è stato utilizzato lo stesso metodo che si è sempre utilizzato (e che già non funzionava da anni).

I trasporti, di conseguenza, si sono di nuovo riempiti oltre i limiti come carri bestiame perché non sono state prese misure alternative ampiamente proposte (utilizzo di bus privati).

Risultato: l'emergenza della primavera scorsa si è ripresentata cogliendo tutti nuovamente impreparati.

Il problema è che alla manifesta incapacità gestionale si è sommata una ancor più subdola manovra di aperture e chiusure con relativa assegnazione di un colore alle regioni in base alla gravità dei contagi con un criterio basato su vari fattori.

Le decisioni in merito alla chiusura di alcune attività sono apparentemente insensate (parrucchieri aperti, estetiste chiuse); analizzando invece a freddo il tema e rileggendo bene a fondo l'ultimo Dpcm, mi sono reso conto che tutto questo un senso ce l'ha e non ha nulla a che vedere con l'emergenza sanitaria.

Penso che sia, come molto spesso accade, una mera questione economica.

Alla maggior parte delle attività è consentito tenere aperto e lavorare, anche se con alcune restrizioni. A conti fatti, però, almeno il 70% dei commercianti può continuare a tenere aperto; questo significa che il governo non metterà in campo, o se lo farà, sarà in modo molto limitato, la tanto decantata potenza di fuoco economica elargita durante il primo lockdown.

Personalmente ho dovuto interrompere la mia attività in quanto le discipline bionaturali non rientrano in quelle autorizzate. Questo significa che, auspicabilmente, il governo interverrà a sostegno con una sorta di reddito di emergenza o con qualche formula di credito di imposta per aiutare a contenere le perdite e limitare i danni.

Questo però, dubito fortemente che verrà applicato anche a quelle attività, tipo i parrucchieri ai quali invece è consentito tenere aperto, o alle attività della ristorazione alle quali, in modo molto confuso, viene ordinato di chiudere ma con la possibilità di effettuare asporto e consegne a domicilio.

In sostanza, se io governo ti autorizzo a lavorare ma per svariati motivi (ad esempio la limitazione alla circolazione delle persone) non riesci a coprire i costi o ad incassare a sufficienza per campare, il problema non è più mio che ti ho consentito di lavorare, ma tuo che non sei in grado di far funzionare il tuo negozio.

Questo è un pensiero puramente personale, ma credo che l'incapacità di anticipare le problematiche sommata ad una serie di interventi mirati solo a mettere qualche pezza qua e là, porterà solo ad un epilogo catastrofico dal punto di vista sanitario, economico e psicosociale, ad un livello globale, se ognuno continuerà a coltivare solo il suo orticello.

Senza condivisione e supporto reciproco non si va da nessuna parte, l'odio che trabocca dalle affermazioni di molte persone non fa altro che alimentare una situazione in cui, se restiamo divisi, non approderemo da nessuna parte.

Purtroppo non ho soluzioni, ma credo che abbassare i toni e fare un passo indietro sarebbe sicuramente più redditizio per tutti, invece di sbraitare continuamente e sterilmente uno contro l'altro.



Daniele Bignamini

Operatore in Discipline Bionaturali


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