La nuova resistenza

Ci siamo: è arrivata.

Come ampiamente previsto, la seconda ondata dell'emergenza Covid19 si è presentata nel mese di Ottobre.

Stiamo vivendo in pieno quella che è una sorprendente versione alternativa di una sorta di guerra senza armi, ma che ha la stessa capacità di generare le medesime condizioni, a partire dalla chiusura totale delle attività per un certo periodo, alla limitazione della libertà con tanto di divieto di circolazione durante le ore notturne.

A prescindere dal pensiero che ognuno di noi può avere, a favore o contro, in merito alla gestione di questa pandemia, ciò che si genera in queste situazioni è un costante stato di ansia dato soprattutto dallo stillicidio mediatico. La continua ed incessante informazione sembra mirata solo ed esclusivamente ad alimentare il panico; in realtà, lo stato di allerta che viviamo continuamente da quasi un anno è totalmente responsabilità nostra, nel senso individuale e soggettivo.

Ognuno di noi ha, chi più chi meno, la capacità di discernimento ed analisi, siamo cioè tutti in grado di formulare un giudizio o di scegliere un determinato comportamento, in conformità con le esigenze della situazione.

Il criterio di valutazione, sul piano morale o intellettuale, è una scelta individuale che deve prescindere dalle influenze esterne.

In questa nuova forma di "guerra" del XXI secolo, possiamo comunque scegliere se farci prendere dall'ansia e dal panico e farci dominare da essi, oppure se andare contro e prendere decisioni diverse favorendo uno stato di benessere per contrastare le negatività che ci circondano.

Fare resistenza in questo caso specifico, significa cambiare pensiero e abitudini; se non ci mettiamo nell'ottica di una nuova realtà e non ci evolviamo verso qualcosa di diverso, resteremo intrappolati nel passato e schiavi di quelle emozioni negative che ci fanno perdere il sonno o che ci causano altri disagi sia fisici che psicologici.

Esistono svariate tecniche, da quelle mediche a quelle bionaturali come la riflessologia plantare e le tecniche corporee, che possono essere di aiuto in questo momento; se però tutto non parte dalla volontà del singolo di accettare il cambiamento e l'evoluzione, allora non si potrà riuscire nell'intento di migliorare il proprio benessere.

La nuova resistenza, per combattere questo nuovo tipo di guerra, è fatta più che altro da azioni semplici ma molto efficaci; se vengono chiusi i centri commerciali e lasciata la possibilità di fare passeggiate all'aperto di giorno, non dobbiamo risentirci del fatto che non possiamo andarci a chiudere in una struttura artificiale quando abbiamo a disposizione la natura per riequilibrarci insieme agli altri ma con una sicurezza sanitaria maggiore.

Se vengono limitate le attività di ristorazione, non significa che non si possano cambiare le abitudini uscendo di giorno anziché di notte, a pranzo invece che a cena, o programmando un concerto all'aperto di mattina anziché di notte, aiutando così anche quelle attività in maggiore difficoltà in questo momento.

Andare contro le decisioni che si ritengono sbagliate è legittimo, ma deve essere fatto nel modo più intelligente possibile; cambiare abitudini e utilizzare i servizi a disposizione per la tutela di sé e degli altri è sicuramente più proficuo e redditizio che andare a manifestare incivilmente e danneggiando le proprietà altrui.

Fermiamoci a riflettere per un attimo sul fatto che possiamo essere di aiuto agli altri e di conseguenza a noi stessi facendo piccoli gesti con coscienza, come privilegiare le attività locali, utilizzare il tempo in un modo più definito e organizzato, ma soprattutto in un modo diverso.

Non succede niente se anziché andare a fare l'aperitivo alle 18:00 anticipiamo di 2 ore e ci vediamo alle 16:00 per fare la stessa cosa; ovviamente dovremo spostare anche gli orari di pranzo e cena e riorganizzare l'attività lavorativa secondo le nuove abitudini e le nuove esigenze.


Personalmente la nuova resistenza io la vedo così:

ogni mattina percorro la ex statale 412 della Valtidone; da qualche settimana è stato imposto un limite di velocità di 70kmh.

Per giorni ci sono stati commenti a raffica sull'incompetenza gestionale, sull'illegalità del limite che dovrebbe essere 90kmh per via della tipologia della strada e sproloqui di ogni tipo con coloriti epiteti rivolti un po' a tutte le autorità e istituzioni.

Il risultato è che il traffico in quel tratto è, salvo incidenti, sensibilmente più scorrevole.

Questa situazione mi ha fatto riflettere su un punto fondamentale, quello che secondo me dovrebbe essere il modo migliore per gestire qualunque situazione ed è il seguente:

spesso vengono prese decisioni che ai più sembrano infelici e "dittatoriali" (limite di 70kmh), ma a volte queste decisioni risolvono in modo eccellente una serie di problematiche ben più grandi che non si riescono a cogliere se non cambiando punto di vista (incidenti, blocchi a causa del traffico, ritardi).

La morale che deriva da un esempio banale di una situazione di vita comune è che se ognuno corre verso il proprio obiettivo senza limiti e senza considerazione degli altri crea solo un inutile "traffico", mentre se si va tutti insieme nella stessa direzione e alla stessa velocità c'è molta più probabilità di arrivare a destinazione sani, salvi ed in un tempo minore.


Siate la nuova resistenza e cambiate abitudini che ne gioverà anche chi vi sta intorno.



Daniele Bignamini

Operatore in Discipline Bionaturali






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