Piccoli segnali di ripartenza: cosa succederà?


Si inizia a sentire parlare di ripartenza, forse c'è uno spiraglio. La domanda ora è: in che modo ripartiremo?

Una cosa è sicura: niente sarà più com'era.

In primis dovremo adattarci ad una nuova realtà, fatta di ordine e disciplina.

Sinceramente vedere gli esseri umani tutti in ordine a rispettare le file, le distanze, le regole di base in generale e le semplici norme igieniche, non mi dispiace affatto.

Ci sono stati giorni in cui, più che vivere in un film di fantascienza distopica, mi sembrava semplicemente di aver cambiato residenza e di essere andato a vivere in un paese nordico o in aperta campagna.

Niente traffico, niente grida, niente ragazzi sotto casa con la musica (pessima) fino a tarda notte.

Le code ai supermercati ci sono sempre state, la differenza è che ora si fanno prima di entrare invece di farle alla cassa.

Idem in farmacia, invece di aspettare ammassati all'interno ora lo si fa all'esterno, in fila, a distanza.

Ci sono situazioni durante questo isolamento forzato che spero vivamente e sinceramente si protraggano e si mantengano, almeno nell'immeditao futuro.

Con molta probabilità, almeno per i primi mesi, non saremo più il popolo delle vacanze ad Agosto, del parrucchiere al sabato, della spesa alla domenica perché tanto è tutto aperto, del weekend nella seconda casa, della partenza intelligente, della metropolitana strapiena ed affollata o del posto fisso.

La ripartenza sarà lenta, ci saranno continuamente nuovi casi, aumenti e diminuzioni improvvisi di contagio e tensioni generate dalla solita, confusionaria informazione.

Il cambiamento sta arrivando.

Qualcuno di noi inizia a capire che la vita cambierà.

Molti altri, troppi per certi versi, invece stanno ancora sperando in un ritorno alla normalità.

Intanto la normalità è un concetto talmente ampio che è praticamente impossibile dare una definizione esatta.

Chi spera di tornare ad avere gli stessi comportamenti e le stesse aspettative di qualche mese fa, si sbaglia di grosso.

Gli specialisti scelti dal governo sono all'opera per cercare di definire come dovremo vivere per continuare a contenere il contagio e, nel contempo, permetterci di tornare almeno a lavorare.

Di sicuro non sarà facile, ci sono centinaia di variabili e le singole attività dovranno essere analizzate una per una prima di dare indicazioni precise su come dovremo muoverci.

Finora è stato semplice, si è limitata al massimo la libertà di ognuno per evitare i contatti, ma ora arriva la parte più difficile: la ormai famigerata fase 2.

A breve ci troveremo a fare i conti con una nuova realtà, completamente diversa da come l'abbiamo vissuta per tutta la nostra vita, almeno per chi è nato dagli anni 50 del XX secolo in poi.


Divido in due categorie principali l'umanità in questo momento di transizione:

1. Quelli che hanno capito che non si può tornare indietro

2. Quelli che non hanno capito e aspettano di tornare a prima dell'emergenza CoVid


Se ci rendiamo disponibili al cambiamento, con un approccio neutro e con una mentalità aperta, il passaggio verso un nuovo modo di vivere sarà più semplice.

Altrimenti, se siamo quelli che pensano di tornare nel giro di qualche settimana a farsi le vacanze al mare come le abbiamo sempre fatte, di andare al cinema o ai concerti come abbiamo sempre fatto o anche semplicemente di andare a fare la spesa come l'abbiamo sempre fatta, allora il passaggio ad una nuova vita sarà decisamente molto più complicato.

Abbiamo ormai preso coscienza, almeno ad un certo livello di specie, che noi su questo pianeta non siamo i dominatori; siamo semplicemente degli ospiti.

Se gli ospiti non si adeguano alle norme stabilite dal proprietario, prima o poi dovranno andarsene.

Se gi ospiti capiranno come comportarsi, allora potranno continuare ad occupare il loro posto adeguandosi.

In caso contrario, appunto, dovranno andarsene.

Il Premier Britannico Boris Johnson un mese fa fece un commento:

"Piangeremo i nostri morti e quando il 60% della popolazione sarà infettato avremo l'immunità di gregge".

Non l'ha detto proprio bene, ma si sa che gli Inglesi non brillano per diplomazia e non stanno troppo a girare intorno ad un argomento, se devono esternare lo fanno e basta senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.

Personalmente trovo questa affermazione, anche se opoco piacevole, decisamente azzeccata.

Non succederà che il virus sparirà da un giorno all'altro o che si troverà una cura (o un vaccino) efficace nell'immediato.

Succederà invece che cambieremo e dovremo farlo subito per non restare tagliati fuori.

Chi ha un'attività non potrà più permettersi di affollare il suo negozio o locale di clienti.

Si dovrà, almeno per i primi mesi, lavorare solo su appuntamento.

Parrucchieri, estetisti, massaggiatori, osteopati, fisioterapisti e professionisti in generale potranno ricevere un cliente alla volta e solo su appuntamento seguendo rigorose norme igieniche come indossare mascherina, guanti ed utlizzare disinfettanti in continuazione.

Quello che succede in uno studio professionale di riflessologia plantare, tecnica craniosacrale o discipline bionaturali è esattamente questo, quindi la procedura per noi operatori del benessere sarà modificata di poco.

Un cliente alla volta, possibilmente terminando un trattamento con qualche minuto di distacco tra un cliente e l'altro, lavaggio e disinfezione delle mani prima e dopo ogni trattamento, areazione dello studio al termine di ogni trattamento, elasticità di giorno e orario per fissare appuntamenti (quindi anche il sabato, la domenica, i festivi con orari in base alle esigenze del cliente che possono essere alle sei del mattino o alle ventidue) dovranno diventare la norma.

La flessibilità sarà fondamentale, sia pratica che mentale.

Soprattutto quella mentale.



Daniele Bignamini

Operatore in Discipline Bionaturali



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